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\\ Home Page : Articolo WEB-DONNA.IT - Angela Bonora: Era freddo

Era freddo

Di Angela Bonora (del 06/11/2005 @ 07:40:26, in Fiabe-altro, linkato 1444 volte)

 baita
Era freddo. Tutte le mattine era sempre più freddo….presto sarebbe caduta la neve.

Ma bisognava andare a scuola…tre chilometri da casa a scuola ed altri tre al ritorno, a piedi per gli stradelli sconnessi e con buche piene dell’acqua o dell’umidità caduta durante la notte.
Un solo paio di scarpe, un solo paio di calze. Non poteva arrivare a scuola con le scarpe infangate e non con le calze bagnate.
C’era un’unica soluzione: appena fuori di casa levarsi scarpe e calze, farne un fagotto porselo a cavallo sulla spalla insieme alla cartella e camminare a piedi nudi e al ritorno, appena i suoi compagni avevano voltato l’angolo, ancora a piedi nudi. Così tutte le mattine.
Ma Enzo era abituato, se non andava a scuola, andava a piedi scalzi qualunque stagione fosse. Così si facevano due cose buone in un’unica volta: scarpe e calze asciutte per tutto il giorno, sino al ritorno, e quelle sempre quasi nuove.

Ma i piedi crescevano, le calze erano diventate corte e corte le scarpe e quando se le metteva facevano male e poi qualche buchino nelle calze si vedeva…la mamma gli aveva insegnato a chiuderli con l’ago e il filo.

Arrivò dicembre, Natale era vicino, prima di andare a scuola andava in chiesa alla novena, si alzava un’ora prima.
A scuola la maestra parlava della sera di Natale. Un giorno disse che solo i bambini buoni potevano avere i regali per Natale. Bisognava appendere le calze al cammino e durante la notte del 24, solo ai bambini buoni si sarebbero riempite le calze di regali.
Non aveva mai sentito quella storia, ma d’altra parte era il primo anno che andava a scuola.

Era buono lui? Ma chissà? La mamma non lo sgridava mai, aveva poco tempo, quattro figli, il lavoro, vedova da cinque anni…ma forse lui poteva avere un po’ di speranza.

Proprio il giovedì prima di Natale nevicò.
Meno male aveva nevicato al tempo giusto, non doveva andare a scuola, era vacanza per due settimane a partire da quel giovedì.

Aiutò in casa, fece di tutto per essere buono: alla sera diceva le preghiere prima di andare a letto e così alla mattina appena alzato e ricordava sempre l’anima del babbo.

Bisognava prepararsi alla sera del Natale: guardava sempre le sue calze, la maestra non aveva spiegato chi avrebbe messo i regali dentro alle calze…forse Dio o suo Figlio o la Madonna?
Anche il curato non era stato molto chiaro, glielo aveva domandato, ma lui non aveva spiegato, aveva borbottato :”…adesso hanno Babbo Natale…mah!…” e lui non aveva capito. Comunque se erano in quattro, per qualcuno di loro lui poteva essere considerato buono…

Una cosa non aveva capito. Il suo compagno di banco aveva detto che lui i regali li aveva alla mattina di Natale sotto all’albero…ma quale albero?
Gli aveva domandato come era questo albero e Carlino aveva fatto sul quaderno un disegno…ma quell’albero era uguale a tutti gli alberi che erano vicino a casa sua, e su sino in cima alla montagna…

Ah! doveva essere proprio buono…

Venne la sera di Natale, dopo il caffelatte la mamma li mandò tutti a letto: era presto, ma non si poteva tenere acceso il cammino, c’era poca legna e sotto le coperte si stava meglio e poi tutti vicini si stava al caldo.
Alla mattina aveva lavato le sue uniche calze, le aveva messe vicino al fuoco ad asciugare e nel pomeriggio con il filo e l’ago aveva chiuso gli ultimi buchini.

Quando la mamma e i fratelli si addormentarono Enzo scese dal letto ed andò al focolare per appendere le calze…ma l’orlo era troppo alto per lui, si arrampicò sulla legna messa vicino e riuscì finalmente a metterle sull’angolo del cammino, poi ritornò a letto.
Ma chi dormiva? I suoi fratelli più grandi, che andavano già a lavorare come braccianti, e la mamma russavano, ma lui aspettava…

La mattina arrivò, non era riuscito a rimanere sveglio, non aveva potuto vedere niente, ma appena ebbe aperto gli occhi si scaraventò giù dal letto e andò al cammino…le calze erano vuote…
A piedi nudi uscì nella neve: doveva guardare sotto gli alberi, erano senz’altro sotto gli alberi i regali…
Niente, ....ma era stato cattivo? quando?…Gli occhi tremavano sotto le lacrime che stavano spuntando…

La mamma da casa chiamò: aveva acceso il fuoco, in mezzo alla tavola c’era una ciambella dolce e cinque bicchieri pieni di succo di more con la neve dentro e attorno al tavolo i suoi fratelli già vestiti, solo lui non aveva le calze.
Le andò a prendere… erano calde.
Calda era la mamma, calda era la casa e i suoi fratelli presero fuori un mandarino per ciascuno di loro.

Che bel Natale…allora era stato buono… e non importava andare a cercare fuori…



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