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\\ Home Page : Articolo WEB-DONNA.IT - Angelamaria: Come fare il pranzo di Natale con …niente

Come fare il pranzo di Natale con …niente

Di Angelamaria (del 23/11/2005 @ 17:15:54, in Attualità, linkato 1764 volte)


In questi giorni, giornali, riviste, vetrine, mercati, non fanno che mettere in mostra cibi raffinati e proporre cose sempre più sofisticate per il pranzo natalizio.
Alcuni hanno ancora l’abitudine di dire
“Una volta sì che si stava bene!
…i bei tempi di una volta!”

Voglio raccontarvi una storia
di Natale,
di un Natale dove il pranzo era fatto
con…niente o con …molto…poco.

In Italia, e anche negli altri paesi,

l’Ottocento era definito come
l’età del pane e del brodo”

e nei primi trent’anni del 1900 come
“l’età del pane, del brodo e della pastasciutta”

…beh un miglioramento c’era stato…

In Italia esisteva, ed esiste tuttora una città detta “la grassa”: Bologna la grassa. Si faceva riferimento alla cucina, al mangiare.
Ma se confrontiamo le ricette attuali per i giorni di festa, o anche per tutti i giorni, con tanta panna, besciamella, burro, con le ricette dei vecchi libri di cucina vediamo una certa discrepanza.
Il ricettario veniva usato solo in casi particolari e comunque tali condimenti non facevano parte della cultura culinaria popolare.
Il popolo conosceva molto bene la fame e certi odorini erano solo dei giorni di grossa festa, magari un Matrimonio o una Cresima o un Battesimo.
Alcuni detti, serenate, poesie cantate dalle maschere italiane non parlavano di cucina grassa, ma della continua lotta per far legare la cena con il pranzo, del paiolo pieno d’acqua messo sul fuoco di stecchi di canapa al mattino e nel quale a sera spesso veniva cotto ben poco.

In città il popolo invidiava i contadini perché per loro latte, uova e verdure erano normalmente assicurate, ma dovevano poi essere suddivise tra i numerosi componenti della famiglia.
Le uova venivano poi conservate in acqua e gesso per i momenti in cui le galline erano parche nella produzione .
Il latte doveva servire anche per preparare un po’ di formaggio.
La carne era cibo da signori, il maiale che veniva lavorato in autunno doveva servire per tutta la famiglia e per un anno intero.
Ecco quindi che le due definizioni sopra riportate avevano una loro ragione di essere.

Il pane era la base dell’alimentazione, veniva fatto e cotto una volta alla settimana, non esisteva pane secco, né briciole: in molte case si mangiava spesso solo pane e briciole… Molti piatti partivano dall’utilizzo del pane raffermo, come il pancotto, utilizzando i crostini rimasti in tavola.

Ma vediamo un pranzo di Natale.
Tutti insieme intorno alla grande tavola, con a capotavola il capo famiglia e accanto la moglie, attorno in ordine di età i figli e le figlie con mogli e mariti e i nipoti.
Qualche rara volta in tavola la minestra , nel bolognese, erano i tortellini, ma più spesso era la minestra paradiso, fatta con il pane grattato, un uovo e un po’ di grana, o se era più ricca , più uova e più grana a formare un impasto sodo, i passatelli, che venivano cotti nel brodo.
Ma spesso il brodo non era brodo di carne: le galline dovevano fare le uova e la carne dal macellaio costava troppo. Si faceva il “brodo matto”.
Nel tegame dove era stata condita una pastasciutta e dove era rimasto un po’ di sugo si metteva molta acqua, sale e un dado e poi si faceva bollire piano, piano. Ed ecco il brodo.
Quando nel pollaio c’era una gallina vecchia non più utile a far uova, allora era il suo turno di fare il brodo “gallina vecchia fa buon brodo”…e  i passatelli erano più buoni. Magari insieme alla gallina per insaporire il brodo si metteva un pezzo d’osso di prosciutto.

La carne della gallina con carne di maiale veniva servita come secondo, ma spesso era utilizzata per fare il fritto misto…e qui entravano in funzione di nuovo le uova, il latte per fare la pastella e il pangrattato per avvolgere i tocchetti di carne, di verdura o di mela da friggere nel lardo.
Compariva sulla tavola di Natale il cotechino o un polpettone ( altra trasformazione della vecchia gallina …).

E il dolce di Natale?
Il panone era fatto con pane grattato, latte, uova , zucchero e frutta candita ed aveva un gusto molto simile alla torta di riso.

I regali di Natale?
Oggi la sera del 24 a mezzanotte o la mattina del giorno di Natale è tutto un brulicare di carte colorate, cordoncini, scatole delle più disparate misure, regali, regali e poi …ancora regali..
Ma ritorniamo ai bei tempi passati, quelli in cui si stava bene…
In quei tempi la frutta era un bene di lusso, sulla tavola del popolano della città non compariva e anche sul tavolo del contadino. La frutta coltivata nei campi veniva raccolta e portata verso la città per la vendita e costava tanto.
Quindi a Natale e per la Befana i bambini avevano come regali frutta, fresca e secca. Arance, mandarini, noci, nocciole andavano a finire nelle calze appese sull’orlo del cammino.

Niente andava perso, i residui dei regali venivano tutti usati:
- i gusci di noce e nocciole venivano attrezzati come piccole barche per fare gare di velocità nel rigagnolo formato dalla neve sciolta, 
- le bucce delle arance e dei mandarini venivano conservate per fare dolcetti. Tritate o fatte a listelle sottili, venivano messe nell’acqua per un giorno e poi venivano fatte bollire con zucchero. Con l’impasto cremoso si facevano palline che venivano poi rotolate nello zucchero più fine . 

E così da regalo nasceva un altro regalo.



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