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La Festa della Mamma

Di - Redazione - (del 11/07/2008 @ 19:34:36, in Editoriale, linkato 1981 volte)


In occasione della Festa della Mamma ci siamo permessi di raccogliere su Internet alcune informazioni e indicazioni che sarebbero utili al fine che tale festa diventi VERAMENTE la Festa della Mamma e del Bambino nel futuro.

mamma e bambino

Quasi tutti i paesi festeggiano la Mamma.
Il giorno dedicato alle Madri è diverso da paese a paese, in Italia è l’8 maggio di ogni anno.
Poi molti paesi concordemente hanno deciso di dedicare la seconda domenica di Maggio alle Madri e anche l’Italia.

Diverse sono le condizioni delle Madri e dei loro figli da paese a paese.
L’Italia si colloca al primo posto per il benessere dei bimbi, ma è solo al 19° posto per quanto riguarda la situazione delle mamme.

Le donne italiane sono più vicine all’Africa che alla Svezia!!!
Le donne italiane, ad esempio, partecipano alla vita politica nazionale come quelle di Bolivia, Gabon e Nepal, utilizzano la contraccezione quanto le donne del Botswana, il loro reddito (dal raffronto con quello maschile) risulta equivalente a quello nel Benin.

L’Italia sta dietro a Paesi come Slovacchia ed Estonia e solo di poco prima di Lituana e Lettonia.
Nel nostro Paese, le donne, anche se partecipano alla vita politica e hanno la possibilità di accedere a tutti i lavori, sono lontanissime da quelle svedesi che primeggiano in vetta alla classifica.

In Svezia ogni parto avviene con l’assistenza di personale medico, il 72% delle donne svedesi usa i contraccettivi, l’istruzione media delle donne è di 17 anni, l’aspettativa di vita femminile è di 83 anni e solo una donna su 185 rischia di perdere il proprio figlio prima che compia cinque anni.

Nel Niger, ultimo in classifica,solo il 33% dei parti sono assistiti, solo il 4% della popolazione femminile usa la contraccezione, una donna va a scuola in media per 3 anni, ha un’aspettativa di vita di 45 anni e ogni donna rischia di veder morire suo figlio e nove madri su 10 perdono ben due bimbi nel corso della propria vita.

L’Italia per fortuna non è il Niger, ma solo il 39% delle donne italiane fa uso di contraccettivi, le donne italiane percepiscono uno stipendio pari al 47% rispetto a quello dell’uomo, in quanto impossibilitate ad accedere al lavoro, mentre le svedesi hanno un salario di poco inferiore a quello maschile.
Una donna italiana in maternità prende l’80% del suo stipendio ordinario, mentre una svedese percepisce lo stipendio pieno.

Nel 2008 poi la partecipazione delle donne italiane al governo del Paese è pari solo al 17% contro quasi il 50% in Svezia.
E la lista negativa non finisce qui…, mentre si tende al Benessere dell’infanzia , siamo i primi almondo, la donna viene vista spesso solo dome madre e moglie!

Nella totalità del mondo 1 donna al minuto muore durante la gravidanza o il parto, 200 milioni di donne non hanno la possibilità di accedere alla contraccesione, sia per impossibilità finanziarie, che per motivi religiosi: una migliore pianificazione familiare potrebbe evitare centinaia di migliaia di morti all’anno.

Nel mondo 200 milioni di bambini non hanno accesso alle cure di base e 26.000 bambini con meno di cinque anni muoiono ogni giorno.
A rivelarlo il nono “Rapporto sullo Stato delle Madri nel mondo

In aggiunta a ciò solo i paesi Scandinavi, Svezia, Norvegia e Islanda sono le nazioni che possono vantare i primi posti per la salute, l’educazione e la condizione economica di madri e bambini, mentre sono le nazioni dell’Africa Sub-sahariana, con il Niger all’ultimo posto, che occupano il peggiore paese dove una mamma e un banbino possa vivere.

Ciò  emerge dal rapporto, nella pubblicazione annuale di Save the Children sulla salute materno-infantile nel mondo, che prende in esame indicatori che vanno dall’indice di mortalità infantile alla scolarizzazione, all’aspettativa di vita alla nascita, l’uso della contraccezione, la partecipazione delle donne alla vita politica o la loro capacità di avere un reddito.

La qualità di vita di un bambino dipende dalla salute, dalla sicurezza e dal benessere della propria madre – afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia -. Solo assicurando alle donne educazione, benessere economico e possibilità di accedere ai servizi e alle cure sanitarie, sia quelle donne che i loro figli avranno maggiori possibilità di sopravvivere e crescere sani.”

Le ultime dieci posizioni nella classifica pubblicata sono occupate da Niger, Ciad, Yemen, Sierra Leone, Angola, Guinea-Bissau, Eritrea, Djibuti ed Etiopia, tutti paesi in cui le condizioni di vita delle mamme e dei loro bambini sono estremamente difficili.

  Indice delle Madri per paese, primi dieci posti e ultimi dieci posti

1

Svezia

137

Etiopia

2

Norvegia

138

Mali

3

Islanda 

139

Djibuti

4

Nuova Zelanda 

140

Eritrea

5

Danimarca

141

Guinea Bissau

6

Australia

142

Angola

7

Finlandia

143

Sierra Leone

8

Irlanda

144

Yemen

9

Germania

145

Ciad

10

Francia

146

Niger

 

 

 

 

19

Italia

 

 

 


L’Italia è al primo posto per i bambini, ma gli indici per il benessere materno sono uguali a quelli di Botswana, Benin e Nepal.
Per quanto riguarda il nostro Paese, considerando i tre parametri che servono a valutare il solo benessere infantile (tasso di mortalità sotto i 5 anni; tasso di iscrizione alla scuola materna; tasso di iscrizione alla scuola superiore), l'Italia si posiziona al primo posto, seguita da Germania, Francia e Svezia.
In particolare, nel nostro paese, nel 2006, la mortalità infantile ha registrato uno dei valori più bassi in assoluto, 4 morti su 1000 nati.

L’evidenza che emerge analizzando i dati relativi all’Italia è che nel nostro paese esista una buona tutela per la salute e l’istruzione infantile, ma altrettanto nettamente affiora una sostanziale disparità di genere, che fa sì che il nostro paese si posizioni dietro a nazioni come Slovacchia, Grecia ed Estonia e appena prima di Portogallo, Lituana e Lettonia.
Basti pensare che la percentuale di donne che in Italia utilizzano la contraccezione è uguale a quella del Botwana (39%), il rapporto tra reddito femminile e maschile è pari a quello del Benin 47%), e infine la partecipazione delle donne alla vita politica (17%) corrisponde a quella della Bolivia, Gabon e Nepal.

Nello scenario globale, ecco alcuni esempi che partono dagli indicatori di base del Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo:

Assistenza al parto – Solo il 6% delle nascite sono assistite in Etiopia e il 15% in Ciad e Afghanistan, percentuale che sale al 94% e 96% rispettivamente in Botswana e Sri Lanka.

Mortalità materna – 1 donna su 7 muore di parto in Niger, 1 su 8 in Afghanistan e Sierra Leone. In Irlanda, la proporzione è di 1 su 47.000.

Aspettative di vita – una donna vive in media 30 anni in Swaziland, 34 in Lesotho, 40 nella Repubblica Centro-Africana, in Zambia e Zimbawe, contro gli 86 anni medi di una donna giapponese.

Utilizzo della contraccezione – meno del 5% delle donne utilizza la moderna contraccezione in Afghanistan, Angola, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Guinea, Guinea-Bissau, Niger, Rwanda e Sierra Leone, contro l’80% delle donne inglesi e cinesi.

Rapporto tra guadagni medi maschili e femminili – in Egitto, Marocco, Oman, Qatar, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, una donna guadagna al massimo il 25% rispetto ad un uomo, in Arabia Saudita la percentuale scende al 16%, mentre due paesi diversi come Kenya e Svezia hanno la stessa percentuale pari all’80%.

Partecipazione alla vita politica – nessuna donna siede in Parlamento in Belize, Oman, Qatar e Arabia Saudita. La Svezia e il Rwanda hanno una percentuale pressoché identica di donne che partecipano alla vita politica del paese, che arriva quasi ad eguagliare quella maschile, con rispettivamente il 47% e 49%.

Scolarizzazione – in Niger e Djibuti una donna frequenta la scuola in media per 4 anni e più della metà dei bambini in età scolare non sono iscritti, mentre in paesi come l’Afghanistan, Repubblica Centro-Africana, Ciad e Guinea- Bissau il rapporto tra bambine e bambini iscritti alla scuola primaria è di 2 su 3. All’estremo opposto, l’Australia e la Nuova Zelanda, dove in media una donna dedica 20 anni alla propria istruzione e formazione.

Mortalità Infantile – in Afghanistan, Angola, Niger e Sierra Leone, 1 bambino su 4 muore prima del suo quinto compleanno, mentre in Svezia e Islanda questo accade solo ad 1 bambino su 333.

Malnutrizione – circa il 40% dei bambini con meno di 5 anni soffre di forme più o meno gravi di malnutrizione in India, Madagascar, Niger, Sudan, Timor-Leste e Yemen, percentuale che sale al 50% in Bangladesh.

Accesso all’acqua potabile – più del 70% della popolazione dell’Etiopia e della Somalia e del 60% di quella dell’Afghanistan e della Papua Nuova Guinea non hanno accesso all’acqua potabile.

L’accesso ai servizi sanitari di base: 200 milioni di bambini senza cure.
Quest’anno il Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo ha come suo focus l’accesso dei bambini alle cure di base, intendendo per queste ultime l’assistenza prenatale, quella durante il parto, le vaccinazioni e le cure per diarrea e polmonite.

Attualmente, 200 milioni di bambini non hanno accesso ad alcuna cura di base e 26.000 bambini con meno di cinque anni muoiono ogni giorno, per un totale di quasi 10 milioni all’anno.
Analizzando 55 paesi in via di sviluppo, che da soli rappresentano il 60% dei bambini al di sotto dei 5 anni del mondo e l’83% delle morti infantili, quelli che stanno compiendo i più grandi progressi per garantire l’accesso alle cure di base a tutti i bambini sono Filippine, Perù, Sud Africa e Indonesia.

La maglia nera, invece, spetta all’Etiopia, ultima della lista, e preceduta da Somalia, Ciad, Yemen e dalla minoranza Lao della Repubblica Democratica del Congo.

In questi paesi, c’è una forte differenza tra i bambini più poveri e quelli più ricchi: in Mali e Nigeria, ad esempio, i bambini più indigenti rischiano 2,5 volte in più rispetto a quelli benestanti di non ricevere le cure necessarie, mentre in India e Indonesia i primi rischiano di morire tre volte in più rispetto ai secondi. senza raggiungere i cinque anni.

Nei paesi in via di sviluppo è fondamentale agire tenendo in considerazione il contesto socio-economico locale. – afferma Valerio Neri - In paesi come il Malawi, ad esempio, il rapporto tra il numero di abitanti e il personale sanitario è tra i peggiori del mondo, con 2 dottori ogni 100.000 persone: in tali contesti è essenziale investire sulla formazione dei cosiddetti “volontari per la salute” che operino all’interno delle comunità, a volte semplicemente dando dei consigli sui rimedi da adottare per garantire la salute delle mamme e dei loro bambini. Grazie a loro, ad esempio, abbiamo salvato milioni di bambini che morivano a causa della malaria: la nostra esperienza in tutto il mondo ci dimostra che questo tipo di programmi funziona”.

Con interventi semplici e a basso costo, che prevengano le principali cause della mortalità infantile, si potrebbero salvare le vite di 6 milioni di bambini all’anno, pari a circa 3 volte la popolazione di una città come Milano.

Riuscire a farlo solo in India e Nigeria, significherebbe prevenire il 20% di tutte le morti infantili.
L’allattamento materno, ad esempio non serve solo per nutrire ma aiuta a rafforzare le difese immunitarie del bambino nei confronti delle comuni malattie infantili.
Per evitare che molti bambini muoiano a causa della disidratazione provocata dalla diarrea basterebbe una semplice terapia per la reidratazione orale, così come gli antibiotici possono combattere la polmonite e l’utilizzo congiunto di zanzariere e insetticida contribuisce ad evitare il contagio da malaria.

Nelle nazioni più sviluppate, i bambini che hanno maggiori difficoltà ad essere curati e verso i quali occorre prestare maggiore attenzione, appartengono a fasce svantaggiate della popolazione, come quelle a basso reddito, o a minoranze etniche.

Negli Stati Uniti, ad esempio, i gruppi più a rischio sono i nativi americani, coloro che arrivano dall’Alaska , che hanno una percentuale del 50% in più di morti bianche rispetto al dato globale del paese, mentre per gli Afro-Americani la possibilità aumenta di 2,4 volte.

Mamme attiviamoci per il nostro futuro e quello dei nostri figli!!!

 

 

 



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