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NO AL CARBONE

Di Candida Lasco (del 12/09/2014 @ 12:42:29, in Pensieri, linkato 1100 volte)


Nel 1970 fu dato il via alla costruzione della fabbrica: LIQUICHIMICA a Saline Ionica, in Prov. di Reggio Cal., che avrebbe dovuto produrre proteine derivate dalla paraffina del petrolio, da utilizzare come mangime per gli animali, e avrebbe dato lavoro a 1.000 operai. Dopo avere speso 300 miliardi di £. per la costruzione, in 4 anni, si è venuto a sapere che le suddette proteine sono cancerogene; pertanto gli operai sono stati messi in cassa integrazione per 10 anni, e i più qualificati sono stati trasferiti nel disastroso polo industriale di Gela, in Sicilia. Nel territorio del pantano di Saline, sulla costa, in riva al mare, si coltivano pregiati bergamotti, gelsomini, prodotti ortofrutticoli, e un tempo cresceva il cardo lanaiolo, impiegato nella cardatura di fibre tessili e nella pettinatura dei tessuti; e c’erano magnifici uccelli tra cui il fenicottero rosa. Gli agricoltori, dopo l’espropriazione della loro terra, dovettero emigrare, sparsi per l’Europa. Nel 1974 fu progettato il V Centro siderurgico nella piana di Gioia Tauro, tra il Tirreno e le pendici dell’Aspromonte; si stanziarono miliardi e furono espropriati molti ettari di terreno, ma fu tutto una beffa. Nel 1984, sempre a Gioia Tauro, si tentò di realizzare il progetto di una centrale a carbone, ma i contadini, memori dell’esperienza passata, reagirono al grido: “ lottare per restare; restare per cambiare”, desiderando di recuperare l’agricoltura. Il procuratore della Repubblica, Agostino Cordova, ordinò la chiusura dei cantieri. Ma l’ENEL presentò un nuovo progetto per la realizzazione della centrale a carbone, che fu finanziato; ma la centrale venne trasferita a Taranto, perché per alcuni giochi socio- politici si ritenne necessario sistemare molte migliaia di lavoratori del luogo, che si trovavano in cassa integrazione, in seguito alla chiusura della petrolchimica di Brindisi. Ogni volta che c’è uno stato di crisi, si tende a tamponarla a discapito della Calabria, o comunque del Mezzogiorno d’Italia. Intanto, nel 2001 il Consiglio Regionale della Calabria decise di riqualificare la zona della Liquichimica di Saline, ridotta nel frattempo ad un insieme di rottami arrugginiti, costituendo un’oasi “faunistica”. La FINCAL acquistò terreni con l’intento di tutelare quest’area ; furono stanziati parecchi soldi, ma i progetti, dopo un primo inizio, non ebbero un seguito. Nel 2013 la SEI Repower decise di progettare nella vecchia Liquichimica di Saline una mega centrale a carbone, e il governo Monti appoggiò questo progetto. Si tratterebbe, secondo la SEI, di una centrale di nuova generazione, con raffreddamento ad opera delle acque; il carbone si muoverebbe in trasportatori chiusi per evitare la dispersione di polveri, e una ciminiera alta 177 metri garantirebbe l’immissione in aria di sostanze inferiori del 50% ai limiti di legge; le ceneri della combustione sarebbero riciclate e trasformate in calcestruzzo. Ma le ceneri volatili, anche se a grande altezza, non ricadono sul suolo? Inoltre ci sarebbe l’inconveniente del rumore in seguito a improvvise scariche di vapore in eccesso, quando il controllo non riesce a segnalarlo alle valvole di sicurezza; ci sarebbe pertanto il pericolo di un inquinamento sonoro, che disturberebbe l’uomo e gli animali. Ma se la società dovesse fallire,e la borsa crollare, cosa avverrebbe dei piccoli risparmiatori, che hanno investito i risparmi di tutta una vita? I Nobel della fisica hanno detto chiaramente che il carbone, come dimostra l’esperienza in zone dove il carbone è stato prodotto e dove le fabbriche sono state chiuse, è nocivo per la salute, causa di carcinoma polmonare e di edema polmonare: inoltre, nonostante i filtri, se malauguratamente si dovesse aprire la fabbrica, col tempo le polveri inquinerebbero la flora e la fauna sottomarina, agirebbero sul nostro clima e distruggerebbero la nostra agricoltura e gli agrumeti, ridurrebbero la bellezza delle nostre spiagge, con una ricaduta negativa sul turismo, che incrementa l’economia calabrese; inoltre il sovrariscaldamento della terra ad opera dei gas serra condannerebbe le generazioni future a vivere in un mondo più caldo, ad un livello allarmante, determinando ad es lo scioglimento dei ghiacci, il riempimento degli oceani, la riduzione delle spiagge , la scomparsa di alcuni animali ecc. Ci sono le alternative alla fabbrica di carbone: gli esperti sono d’accordo che il territorio calabrese, proprio per il suo clima mite,il mare, le piante, è adatto ad installare impianti ad energia solare, fonte rinnovabile, sicura, non inquinante, uniformemente distribuita e gratuita, che potrebbe permettere di vendere le eccedenze prodotte, ad altri, Stato compreso, ammortizzando i costi d’impianto e procurando posti di lavoro; al politecnico di Milano il prof. Vucini, ha già utilizzato energia pulita prodotta da pannelli fotovoltaici per un suo progetto; così pure in Germania e in Austria si sono costruiti interi quartieri di “case passive”, i cui proprietari vendono le eccedenze di elettricità. I progetti sono molti, realizzati in varie parti d’Italia. Avremmo pertanto a disposizione anche a Saline energia pulita a costi bassissimi. La Calabria è considerata terra di conquista, da colonizzare per fare il gioco degli altri popoli; i nostri talenti sono costretti ad emigrare per trovare lavoro pulito ed onesto favorendo l’arricchimento di altra gente, lasciando nella miseria la loro terra. Purtroppo i calabresi “calano la testa”, vinti dalla povertà e dalla disoccupazione, barattando la loro stessa vita per un tozzo di pane. E’ necessario armonizzare il lavoro con la realtà del territorio, fare giusti investimenti e valutare con intelligenza ciò che può essere valorizzato e recuperato. Il “tempo del carbone” è già passato, è superato, bisogna cambiare in meglio e non retrocedere. Anche i carboni più pregiati non sono completamente privi di polveri, e nessuna fabbrica può garantire misure di sicurezza al 100%. In Turchia è recente la tragedia dovuta al carbone, con numerose vittime. Noi vogliamo a Saline un pantano integro, bonificato; vogliamo le nostre spiagge pulite; il nostro bergamotto sano, dal profumo unico e dai suoi benefìci integri per la salute e i profumi. Vogliamo i nostri fenicotteri rosa; un mare limpido con la sua flora e fauna sottomarina non inquinata, il clima mite e stabile, il cielo sereno e terso, i nostri polmoni liberi; abbiamo bisogno di aziende solide, che non ci vendano “castelli di carta” e vogliano il bene del nostro popolo, perché se il castello di carta si brucia e la borsa crolla, tutto va a rotoli. (Scritto da Candida Lasco e Virginia Iacopino( non appartenenti ad alcuna Associazione, ma per il NO al caraone, dettato da spirito civico). NOTA della Redazione:Ci scusiamo di arrivare con mesi di ritardo nel pubblicare il Vostro importante articolo: il fato e la tecnica mi hanno fatto brutti scherzi.Angela
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