\\ Home Page : Articolo : Stampa

OBIEZIONE AL CONTRATTO DELLA SEI PER LA COSTRUZIONE DELLA FABBRICA AL CARBONE A SALINE IONICA

Di Candida Lasco (del 05/10/2014 @ 10:08:40, in Attualità, linkato 967 volte)


La storia e l'esperienza ci dicono che la Calabria è stata sempre considerata una regione di seconda classe, e ciò ci porta ad essere gusrdinghi e prudenti quando ci viene proposta qualcosa, presentata come positiva per noi, perchè, sotto quest'apprente attegiamento di servizio e solidarietà per una dinamica di sviluppo, si nasconde un'offerta che è a nostro svantaggio e traduce gli interessi di una classe plitica, dandoci una visione distorta, unilaterale della nostra terra, vista come una regione povera e depressa, a cui offrire le briciole e un tozzo di pane nero, una regione disposta ad accettare qualsiasi iniziativa, che possa sanare in qualche modo quel deficit, anche se non risponde alle esigenze del territorio e alla sua configurazione geofisica. In questo contesto va posto il fallimento di tutte le opere in cantiere della Calabria: la stessa liquichimica a Saline Ionica, il centro siderurgico e il porto a Gioia Tauro, il ripascimento artificiale della spiaggia, l'elettrificazione della linea ferroviaria Battipaglia-Melito P.S., il ponte sullo stretto R.C-Messina. E' vero che l'Italia, particolarmente la Calabria, ha bisogno di posti di lavoro, ma questo non deve avvenire a scapito della vita, e deve tener conto della salvaguardia dell'ambiente naturale delle regioni. Di tutto ciò il progetto della SEI sulla costruzione di una centrale al carbone a Saline non tiene conto. La Calabria non è una zona industriale, ma sgricola, turistica, paesaggistica e va sviluppata in questo senso. Il carbone, come possiamo vedere in altre regioni, in cui tali centrali esistono o sono state chiuse, è inquinante, nocivo alla salute, poichè le sue ceneri provocano broncospasmo, cancro ai polmoni, irritazione agli occhi e morte prematura infantile, inoltre distruggono e impoveriscono l'agricoltura, le piante, particolarmente il bergamotto, considerato l'oro verde della nostra economia; alterano la flora e la fauna sottomarina e sono annoverate tra le cause delle piogge acide, dovute all'aumento nell'atmosfera di anidride solforosa e solforica, monossido e biossido d'azoto, e anidride carbonica, gas provenienti in gran parte dalle combustioni, che reagiscono con l'acqua e determinano le piogge acide, precipitazioni piovose, che alterano le acque del mare, dei fiumi, dei laghi, determinando la scomparsa di alcuni pesci, indeboliscono le piante, compromettono la salute direttamente, attraverso il broncospasmo e i tumori al polmone, e indirettamente per mezzo dell'acqua potabile ed i cibi; inoltre corrodono i monumenti. Le polveri sottili emesse dalle centrali elettriche al carbone possono rimanere sospese in aria per molto tempo ed essere trasportate dal vento a grandi distanze, provocando danni all'apparato respiratorio, alle ossa, ai denti, ai reni. Un altro effetto disastroso prodotto dai gas inquinanti, tra cui l'ìanidride carbonica, presente in forte quantità nell'atmosfera, è l'innalzamento della temperatura terrestre per un eccessivo effetto serra e conseguente surriscaldamento della terra, con tempeste, scioglimento dei ghiacciai, erosione delle coste e delle spiagge, per innalzamento del livello dell'acqua, e siccità. Inoltre le sostanze inquinanti possono determinare il "buco nell'ozono", cioè ridurre lo spessore di questo gas, che protegge dalle pericolose radiazioni ultraviolette, le quali favoriscono il cancro della pelle, determinano le alterazioni della retina e alterano la fotosintesi clorofillianacioè la nutrizione delle piante. Il progetto della SEI assicura la presenza di filtri per le ceneri nocive, contraddicendosi poi quando afferma la necessità di una ricerca per la produzione di carbon fossile di nuova generazione, filtrato al 100% e quindi non inquinante. Ciò significa che la ricerca per ottenere carbone puro è in itinere, ma al momento non c'è alcuna garanzia in tal senso. Inoltre è da considerare che i filtri comportano uba spesa rilevante, comprensiva anche del trasporto del carbone a mezzo navi. Sarebbe quindi più giusto ed economico sviluppare una ricerca nelle regioni dove le centrali al carbone sono già esistenti e dove non è necessario il trasporto di tale combustibile. Nel nostro cielo la centrale emetterebbe circa 28 tonnellate al giorno di ceneri impalpabili, che, depositandosi lentamente sul suolo, dopo aver saturato l'aria, si diffonderebbero con i venti a largo raggio. Inoltre sarebbe rischioso per le navi entrare ed uscire dal porto di Saline, essendo la nostra una zona sismica, soggetta a mareggiate, terremoti, maremoti, smottamenti rovinosi, frane, straripamenti di fiumare durante le alluvioni, e trombe marine, che metterebbero a serio pericolo le navi carbonifere e i tubi necessari per prelevare e restituire l'acqua marina. Il 20-08-2000, la regione Calabria si oppose decisamente alla costruzione della Centrale. Ad essa ci sono delle alternative, che tengano in considerazione il nostro mare, la spiaggia, gli agrumeti, il pantano, il clima, il sole, che potrebbero fornire lavoro non a spese della vita e di un crollo economico, come succede in posti dove esistono le centrali al carbone. L'energia necessaria può essere ricavata da fonti rinnovabili, come il metano e il fotovoltaico, che producono energia pulita e rientrano nel piano di sviluppo dell'area grecanica, valorizzando le risorse ambientali e culturali, capci di migliorare la qualità della vita dei residenti. La regione Calabria ha bisogno di un finanziamento mirato ad aprire a Saline una fabbrica che sfrutti le nostre risorse e risponda alle nostre esigenze, senza distruggere le bellezze che Dio ci ha dato; un grande centro turistico o qualsiasi cosa, che rispecchi le carateristiche ambientali, e non sia nocivo ed antieconomico. E' necessario un finanziamento specifico, che richieda un continuo controllo sulla sua utilizzazione, evitando il rischio che venga dirottato ad altro uso per l'incompetenza e la poca onestà e dirittura morale della classe politica di turno. Affinchè quanto deto non imanga su carta, ma diventi credibile e operativo, è necessario indire al più presto un convegno tra coloro che sostengono il "No al carbone" e persone competenti e autorevoli: un geologo, un fisico, un chimico, un commercialista, un politico locale, un rappresentante della regione Calabria e della SEI, per un dialogo costruttivo e nel rispeto della legalità. I vari, numerosi articoli, le manifestazioni popolari, le riunioni "inter nos" non hanno sortito alcun effetto. E' auspicabile che le varie Associazioni in questo senso non si lottino tra loro, ma tengano presente il fine comune, che non è personale, ma collettivo. Perseveriamo e siamo concreti! Candida Lasco 23 settembre alle ore 13.54 · OBIEZIONE AL CONTRATTO DELLA SEI PER LA COSTRUZIONE DELLA FABBRICA AL CARBONE A SALINE IONICA La storia e l'esperienza ci dicono che la Calabria è stata sempre considerata una regione di seconda classe, e ciò ci porta ad essere gusrdinghi e prudenti quando ci viene proposta qualcosa, presentata come positiva per noi, perchè, sotto quest'apprente attegiamento di servizio e solidarietà per una dinamica di sviluppo, si nasconde un'offerta che è a nostro svantaggio e traduce gli interessi di una classe plitica, dandoci una visione distorta, unilaterale della nostra terra, vista come una regione povera e depressa, a cui offrire le briciole e un tozzo di pane nero, una regione disposta ad accettare qualsiasi iniziativa, che possa sanare in qualche modo quel deficit, anche se non risponde alle esigenze del territorio e alla sua configurazione geofisica. In questo contesto va posto il fallimento di tutte le opere in cantiere della Calabria: la stessa liquichimica a Saline Ionica, il centro siderurgico e il porto a Gioia Tauro, il ripascimento artificiale della spiaggia, l'elettrificazione della linea ferroviaria Battipaglia-Melito P.S., il ponte sullo stretto R.C-Messina. E' vero che l'Italia, particolarmente la Calabria, ha bisogno di posti di lavoro, ma questo non deve avvenire a scapito della vita, e deve tener conto della salvaguardia dell'ambiente naturale delle regioni. Di tutto ciò il progetto della SEI sulla costruzione di una centrale al carbone a Saline non tiene conto. La Calabria non è una zona industriale, ma sgricola, turistica, paesaggistica e va sviluppata in questo senso. Il carbone, come possiamo vedere in altre regioni, in cui tali centrali esistono o sono state chiuse, è inquinante, nocivo alla salute, poichè le sue ceneri provocano broncospasmo, cancro ai polmoni, irritazione agli occhi e morte prematura infantile, inoltre distruggono e impoveriscono l'agricoltura, le piante, particolarmente il bergamotto, considerato l'oro verde della nostra economia; alterano la flora e la fauna sottomarina e sono annoverate tra le cause delle piogge acide, dovute all'aumento nell'atmosfera di anidride solforosa e solforica, monossido e biossido d'azoto, e anidride carbonica, gas provenienti in gran parte dalle combustioni, che reagiscono con l'acqua e determinano le piogge acide, precipitazioni piovose, che alterano le acque del mare, dei fiumi, dei laghi, determinando la scomparsa di alcuni pesci, indeboliscono le piante, compromettono la salute direttamente, attraverso il broncospasmo e i tumori al polmone, e indirettamente per mezzo dell'acqua potabile ed i cibi; inoltre corrodono i monumenti. Le polveri sottili emesse dalle centrali elettriche al carbone possono rimanere sospese in aria per molto tempo ed essere trasportate dal vento a grandi distanze, provocando danni all'apparato respiratorio, alle ossa, ai denti, ai reni. Un altro effetto disastroso prodotto dai gas inquinanti, tra cui l'ìanidride carbonica, presente in forte quantità nell'atmosfera, è l'innalzamento della temperatura terrestre per un eccessivo effetto serra e conseguente surriscaldamento della terra, con tempeste, scioglimento dei ghiacciai, erosione delle coste e delle spiagge, per innalzamento del livello dell'acqua, e siccità. Inoltre le sostanze inquinanti possono determinare il "buco nell'ozono", cioè ridurre lo spessore di questo gas, che protegge dalle pericolose radiazioni ultraviolette, le quali favoriscono il cancro della pelle, determinano le alterazioni della retina e alterano la fotosintesi clorofillianacioè la nutrizione delle piante. Il progetto della SEI assicura la presenza di filtri per le ceneri nocive, contraddicendosi poi quando afferma la necessità di una ricerca per la produzione di carbon fossile di nuova generazione, filtrato al 100% e quindi non inquinante. Ciò significa che la ricerca per ottenere carbone puro è in itinere, ma al momento non c'è alcuna garanzia in tal senso. Inoltre è da considerare che i filtri comportano uba spesa rilevante, comprensiva anche del trasporto del carbone a mezzo navi. Sarebbe quindi più giusto ed economico sviluppare una ricerca nelle regioni dove le centrali al carbone sono già esistenti e dove non è necessario il trasporto di tale combustibile. Nel nostro cielo la centrale emetterebbe circa 28 tonnellate al giorno di ceneri impalpabili, che, depositandosi lentamente sul suolo, dopo aver saturato l'aria, si diffonderebbero con i venti a largo raggio. Inoltre sarebbe rischioso per le navi entrare ed uscire dal porto di Saline, essendo la nostra una zona sismica, soggetta a mareggiate, terremoti, maremoti, smottamenti rovinosi, frane, straripamenti di fiumare durante le alluvioni, e trombe marine, che metterebbero a serio pericolo le navi carbonifere e i tubi necessari per prelevare e restituire l'acqua marina. Il 20-08-2000, la regione Calabria si oppose decisamente alla costruzione della Centrale. Ad essa ci sono delle alternative, che tengano in considerazione il nostro mare, la spiaggia, gli agrumeti, il pantano, il clima, il sole, che potrebbero fornire lavoro non a spese della vita e di un crollo economico, come succede in posti dove esistono le centrali al carbone. L'energia necessaria può essere ricavata da fonti rinnovabili, come il metano e il fotovoltaico, che producono energia pulita e rientrano nel piano di sviluppo dell'area grecanica, valorizzando le risorse ambientali e culturali, capci di migliorare la qualità della vita dei residenti. La regione Calabria ha bisogno di un finanziamento mirato ad aprire a Saline una fabbrica che sfrutti le nostre risorse e risponda alle nostre esigenze, senza distruggere le bellezze che Dio ci ha dato; un grande centro turistico o qualsiasi cosa, che rispecchi le carateristiche ambientali, e non sia nocivo ed antieconomico. E' necessario un finanziamento specifico, che richieda un continuo controllo sulla sua utilizzazione, evitando il rischio che venga dirottato ad altro uso per l'incompetenza e la poca onestà e dirittura morale della classe politica di turno. Affinchè quanto deto non imanga su carta, ma diventi credibile e operativo, è necessario indire al più presto un convegno tra coloro che sostengono il "No al carbone" e persone competenti e autorevoli: un geologo, un fisico, un chimico, un commercialista, un politico locale, un rappresentante della regione Calabria e della SEI, per un dialogo costruttivo e nel rispeto della legalità. I vari, numerosi articoli, le manifestazioni popolari, le riunioni "inter nos" non hanno sortito alcun effetto. E' auspicabile che le varie Associazioni in questo senso non si lottino tra loro, ma tengano presente il fine comune, che non è personale, ma collettivo. Perseveriamo e siamo concreti!
© Copyright 2004-2015 - Tutti i diritti sono riservati.                                                                Io uso dBlog 1.4 ® Open Source
PRIVACY POLICY